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Isola di Boipeba
Grazie alla sua biodiversità, ricchezza di flora e fauna ed alle risorse naturali, le Isole di Tinharè e Boipeba sono diventate Area di Protezione Ambientale (APA) con decreto n.1.240 del 5/06/1982 del Governo dello Stato di Bahia. La vegetazione di foresta atlantica, banchi di sabbia, dune, estensioni di mangrovie e 20 km di spiagge paradisiache con coccheti e barriere coralline, compongono bellissimi paesaggi naturali
L’Isola di Boipeba vive essenzialmente di pesca e negli ultimi anni anche di turismo. Nell’isola vi sono quattro insediamenti, ciascuno dotato di particolare bellezza ed accoglienza da parte dei suoi abitanti: Velha Boipeba (Vecchia Boipeba), Morerè, Monte Alegre e San Sebastiano (meglio conosciuto come Cova da Onca, in italiano Tana del Giaguaro). Vicino all’Isola di Boipeba c’è il Municipio di Cairù, caratterizzato da architetture coloniali e sede dell’antico convento di San Francesco del secolo XVII.
La storia di Boipeba è molto antica, custode di leggende e avvenimenti storici.
Originariamente, come del resto tutta la costa del Brasile, era abitata dagli indios e qui in particolare vi erano i temuti Aimorès. I coloni attaccati dagli indios trovavano rifugio nell’Isola, dove erano protetti dagli attacchi, nello stesso luogo dove i gesuiti costruirono una chiesa ed una comunità.
Proprio in quest’epoca nasce la storia del nome del Rio do Inferno (Fiume dell’Inferno), canale fluviale che divide le Isole di Boipeba e Tinharè e principale via di accesso all’Isola, caratterizzato da fondali bassi e di difficile navigazione, ove le antiche imbarcazioni portoghesi si incagliavano e subivano i feroci attacchi degli indios Aimorès: erano cannibali.
Una curiosità: mboi pewa in lingua tupy significa “serpente piatto”, in riferimento alla tartaruga marina da cui ha origine il nome Boipeba. |